Monte San Biagio, cittadini e forze politiche contro l’area industriale in zona agricola

L’amministrazione comunale di Monte San Biagio si appresta a realizzare una zona artigianale e industriale in un’area agricola, il “Comparto 7″, importante a livello ambientale e per l’economia di molte famiglie del territorio.
I cittadini, supportati da associazioni e forze politiche, presentano un dettagliato dossier di osservazioni in cui denunciano le irregolarità del progetto.
Di seguito il comunicato stampa congiunto di Legambiente, Lista Il Bene Comune e Sinistra Ecologia Libertà (in fondo al testo i link ai file pdf con le osservazioni).

Il Piano Regolatore Generale (PRG) del Comune di Monte San Biagio, approvato dalla Regione Lazio nel 2005, prevede la realizzazione di una zona mista artigianale e piccola industria sui terreni che circondano il canale Fontanelle, indicati come Comparto 7. Si tratta di una parte di territorio in cui si svolgono prevalentemente attività agricole ed in cui sorgono in maggioranza aziende a carattere familiare anche di dimensione rilevante.

Il canale stesso è stato oggetto di una richiesta di declassificazione da parte dell’amministrazione, richiesta accolta solo parzialmente perché il vincolo di inedificabilità è stato ristretto da 150 a 50 metri dal corso d’acqua. Sempre nella zona, è presente una vasca di raccolta acque di proprietà del Consorzio di Bonifica.

Il Comune di Monte San Biagio ha stipulato con il Consorzio Industriale Sud Pontino una Convenzione, in cui si affida al Consorzio la gestione dell’area per un tempo indeterminato, comprese le pratiche di esproprio, in cambio delle opere di urbanizzazione e manutenzione delle stesse.

Se l’attuazione del PRG avesse come finalità il rilancio delle attività agricole della zona, compatibilmente con le sue caratteristiche ambientali, ci sarebbe da essere soddisfatti. Invece, l’esame del Piano Particolareggiato Esescutivo (PPE) del Comparto 7, pubblicato in queste settimane dall’Ufficio Urbanistica, ha allarmato sia i proprietari dei terreni, alcuni dei quali hanno realizzato negli ultimi anni importanti investimenti nelle proprie attività agricole, sia i rappresentanti della lista civica “Il bene comune” e di “Sinistra Ecologia e Libertà” Circolo intercomunale P. Impastato Fondi, M.S.Biagio, Sperlonga nonché gli attivisti del locale Circolo di Legambiente “Serra Andresone”.

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Fondi, il turismo imposto dal basso

Si è svolta, martedì 4 giugno 2011 dalle ore 17.00 fino a sera, presso il Castello Caetani di Fondi (LT), una riunione pubblica sul tema, da titolo roboante, “Patto territoriale per il Turismo”.
L’incontro promosso dalla Provincia di Latina, dall’Ente Provinciale per il Turismo e dal Comune di Fondi, ha visto tra i suoi relatori la presenza dell’Assessore provinciale allo Sviluppo Economico Silvio D’Arco, dell’Assessore provinciale alla Pianificazione Territoriale, e Urbanistica, Politiche della Mobilità Fabio Martellucci, del direttore dell’APT Latina Paolo Graziano e la presenza dei sindaci, o di loro delegati, delle amministrazioni comunali di Fondi, Lenola, Monte San Biagio, Sperlonga e Campdimele. In qualità di rappresentante della città ospitante ha introdotto i lavori il Sindaco di Fondi Salvatore De Meo. Alla riunione erano presenti operatori turistici ed economici, rappresentanti di associazioni di categoria ed anche figure tecniche iscritte adi Ordini professionali.

Il tema, da qualche tempo, è oggetto di una serrata discussione in ambito provinciale dopo che, sotto l’impulso del Presidente Cusani, si è svolta una Conferenza dei sindaci che ha visto una massiccia adesione: 25 Comuni su 33. Lo scopo dell’iniziativa è quello di arrivare alla sigla tra Comuni, Provincia e Regione di un Protocollo di Intesa sull’implementazione e il miglioramento dell’offerta turistica, questa è la formula con cui la proposta è stata esplicitata.

I soggetti che potrebbero partecipare all’iniziativa sono sia pubblici sia privati: enti locali, microimprese, piccole e medie imprese; unità produttive (ovvero strutture anche articolate su più immobili fisicamente separati, ma prossimi, finalizzate allo svolgimento dell’attività, dotate di autonomia produttiva, tecnica, organizzativa, gestionale e funzionale), strutture ricettive. Il tutto dovrebbe trovare una sua ragione d’essere a partire dal Piano Triennale del Turismo approvato dalla Regione Lazio. Entro le maglie di questo documento, si è capito, bisogna trovare i cavilli che permettono di scardinare, “attraverso interventi di natura straordinaria ed in deroga agli strumenti urbanistici attuali”, quelli che sono stati definiti i “lacciuoli” del P.T.P.R. in vigore.

Poiché la Regione riconosce il turismo come fenomeno integrato di sviluppo economico sostenibile, di promozione e valorizzazione del territorio, di crescita sociale e cultura della persona e della collettività: sulla base dell’art. 1 della L.R. N. 13/2007, di concerto con i Comuni, è nata l’idea di attuare un Patto Territoriale per il Turismo, finalizzato ad implementare e migliorare l’offerta turistica provinciale attraverso la riqualificazione delle imprese ricettive esistenti, la creazione di nuove strutture, l’attuazione di iniziative imprenditoriali atte ad incrementare e supportare le attività connesse al turismo. Detto in questi termini la proposta sembrerebbe meritevole di attenzione e di dibattito. E questo è sembrato dagli interventi un po’ vaghi e un po’ politichesi del Sindaco di Fondi, De Meo, e dell’Assessore Provinciale, D’Arco.

Quando la parola è passata al direttore dell’E.P.T. di Latina Paolo Graziano, funzionario regionale attualmente consigliere provinciale ed ex sindaco di Minturno, quest’ultimo ha rotto gli indugi e si è lanciato in ardite invettive alle strette maglie del P.T.P.R. che, a suo dire, è uno dei responsabili dell’attuale crisi del Settore poiché limita investimenti e non attrae capitali in quanto, “omogeneizzando vaste aree di territorio a destinazioni d’uso fa si che crescano solo cannucce impedendo una vera tutela di quest’ultimo”.

Un esempio dei danni prodotti da questi “lacciuoli” ed anche da tanti altri cavilli legislativi e burocratici è stato additato nella vicenda che vede implicato il “Camping Sant’Anastasia” sul Litorale di Fondi. Non ha risparmiato critiche nemmeno all’apparato burocratico regionale, reo di non essere pratico e solerte nei procedimenti occorrenti alla definizione di questi problemi. Il tutto per arrivare a stabilire che gli unici deputati a poter decidere del proprio destino sono, coadiuvati dalla Provincia, proprio i Comuni interessati. Nel suo accalorato intervento ha spesso richiamato la concretezza degli interventi e i tempi certi per la loro attuazione. Sulla stessa banda d’onda sono restati sia l’assessore Provinciale alla Pianificazione Territoriale, e Urbanistica, Politiche della Mobilità Fabio Martellucci, con un richiamo ad una inversione di impostazione culturale nel concepire la tutela del territorio (?), sia il vicepresidente vicario della FederAlberghi del Lazio e Presidente di quella di Latina Enzo Grossi che si riconosceva in toto nelle affermazioni di Graziano ed, anzi, avrebbe voluto andare oltre probabilmente incredulo di vedersi aprire prospettive inaspettate.

A questo punto il dibattito è un po’ caduto in rivendicazioni e sterili accuse agli Enti che ne hanno abbassato il livello di interesse. Tuttavia per tracciare un bilancio dell’iniziativa, a cui ne faranno seguito altre per tenere informato e per coinvolgere tutto il territorio provinciale, c’è da dire che è stata approntata una apposita modulistica per formulare i relativi progetti. La scadenza del bando, manifestato tramite un Avviso Pubblico, è stata fissata al 30 luglio p.v.. I progetti saranno inviati in triplice copia al Comune di appartenenza, all’Amministrazione Provinciale e all’Ente Provinciale del Turismo. La funzione di questi ultimi, ci è parso intendere, è quella di raccordare tutti i progetti sottoponendoli soltanto ad una specie di parere di conformità al Piano Territoriale del Turismo Provinciale. L’impegno per l’attuazione e la fattibilità è stato ben lungi dall’essere preso, in barba alla praticità invocata, lasciando intendere che la vera forza del progetto è proprio quella di riuscire a coinvolgere un numero più ampio possibile di operatori nella proposta da far pesare, poi, in un eventuale confronto con la Regione. Una pratica di “imposizione dal basso” di scelte che interessano i territori capovolgendo i processi di decisione e di programmazione degli interventi e, tramite l’intervento straordinario ed in deroga, tentare di aggirare pareri vincolanti di altri Enti (ad esempio i Parchi?).

Dato il rilievo dell’operazione e dell’iniziativa, visto i soggetti e gli Enti coinvolti, c’è da sospettare che sia una azione concordata con l’attuale Governo Regionale per aggirare le prescrizioni e le norme del P.T.P.R. vigente e preparare il terreno ad un assalto al territorio, anche qui ci illuminano alcune dichiarazioni di Graziano che ha sottolineato l’importanza di «far decollare le strutture ricettive, migliorando quelle esistenti e creandole laddove non esistono. Non perdiamo tempo. Il Patto ha una durata di 3-5 anni. Entro un mese sarà pronto il Protocollo di Intesa».

Quello che ci pare chiaro è che su legittime aspettative degli operatori turistici emergono manovre, alle spalle di questi ultimi, che li vedono usati al solo scopo di portare a termine una operazione di dubbia legittimità dai contorni e dagli esiti ancora indefiniti e dai benefici ancora tutti da verificare. Un ultima domanda, sorge legittima, a vantaggio di chi?

Il Cantiere è in edicola

Da oggi il Cantiere torna in tutte le edicole di Fondi con un numero particolare, il primo senza Luigi Di Biasio, voce e anima del giornale, che ci ha lasciati improvvisamente a gennaio. A lui è dedicato uno speciale di otto pagine con il saluto della redazione e quello degli amici, e i suoi articoli più significativi di questi anni.
Spazio poi all’attualità. Debiti & Sprechi a Fondi, con piazza De Gasperi ancora chiusa dopo la cementificazione, tra spese folli e contenziosi. E il complesso della Giudea, ristrutturato dalla regione per farne abitazioni popolari e utilizzato invece dal comune come dormitorio per artisti. Ancora Fondi, con la modifica allo Statuto comunale che consente anche ai non eletti di entrare a far parte dell’amministrazione. I problemi delle associazioni tra carenza di fondi e mancanza di spazi pubblici, e quelli dei pendolari che reclamano maggiori servizi. Il dibattito sul Parco degli Ausoni e quello sull’acqua pubblica, in vista dei referendum del 12 giugno. Per finire come di consueto con la musica, sulle note della Consorteria del Vinile e dell’Artigianato.

I risvegli di Renata Polverini

polverini1Si è parlato anche del Mof nel convegno sulla legalità organizzato dalla fondazione Vedrò (fondata da Enrico Letta e Giulia Bongiorno) a cui è stata invitata la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Nel corso dell’incontro il magistrato Nicola Gratteri ha sottolineato la presenza rilevante delle mafie nel basso Lazio, in particolare a Latina e a Fondi, «dove controllavano il grande mercato ortofrutticolo».
«Gratteri – ha risposto la Polverini – ha confermato ciò che già ho potuto osservare» ed ha poi aggiunto: «farò di tutto per impedire ulteriori ramificazioni delle mafie nel Lazio, una delle regioni con il maggior numero di beni confiscati». Peccato che il suo grande sponsor elettorale in provincia di Latina, il senatore Fazzone, si è sempre dato da fare in direzione opposta e contraria, negando la presenza della criminalità organizzata nel Mof e le infiltrazione nel consiglio comunale di Fondi, e arrivando persino a minacciare di querela il prefetto che le aveva scoperte con la sua commissione d’accesso. E’ anche grazie al consistente pacchetto di voti fornito dal candidato Fazzone che la Polverini ha potuto conquistare la poltrona di presidente, da cui oggi impartisce lezioni di legalità. Ma sembra che ogni volta le sue buone azioni debbano esserle “estorte”. Tant’è che solo all’ultimo momento, dopo un mese di pressioni da parte della politica e della società civile ha indotto la Regione a costituirsi parte civile in Damasco 2, assumendo la decisione in prima persona ed evitando di votare la mozione presentata dalle opposizioni per non attribuire loro la paternità (come da copione, invece, il sindaco De Meo non ha proprio preso in considerazione l’eventualità di costituire parte civile anche il Comune di Fondi).
Poi, in vena di propaganda, la Polverini ha annunciato anche che presto sarà operativa l’Abecol, l’agenzia regionale per i beni confiscati alla criminalità. In realtà l’agenzia già esisteva, ma – come denunciato dall’opposizione – è rimasta congelata per mesi dal giorno del suo insediamento in Regione, senza un regolamento (che di solito si redige in 15 giorni), rischiando così perfino di dover restituire per scadenza dei termini i primi beni assegnati alla Regione. Ma alla fine Renata si sveglia sempre. E il suo amico Fazzone ? Quando cadrà sulla via di Damasco?

Fondi, arrestato l’ex consigliere Pdl Ciccarelli

Dunque, il consiglio comunale di Fondi andava sciolto. Lo dimostravano decine di intercettazioni dell’ex assessore Izzi e le sue stesse dichiarazioni rese ai carabinieri, le sistematiche irregolarità scoperte dalla commissione d’accesso al Comune, le certificazioni antimafia mai richieste, le conseguenti 500 pagine di relazione del prefetto. E poi gli arresti al Mof del clan Tripodo, Izzi in manette, la nuova ondata di arresti del maggio scorso, le rivelazioni sconvolgenti dei pentiti nel corso del processo Damasco 2, che fra pochi mesi sarà concluso. E lo dimostra da ultimo l’arresto avvenuto oggi da parte della Dia dell’ex consigliere di Forza Italia e poi Pdl, Antonio Ciccarelli, per anni direttore dei lavori pubblici. Ma il ministro Maroni e il Consiglio dei ministri decisero di no, che non era il caso. E’ ora che chi di dovere, a partire dalla Commissione parlamentare antimafia, faccia tutto il possibile perché quella decisione vergognosa non rimanga senza conseguenze.

Damasco 2: parla il pentito Augusto La Torre

18 febbraio 2011. Parla in video collegamento con il tribunale di Latina Augusto La Torre, uno tra i più feroci boss affiliati al clan dei Casalesi, oggi collaboratore di giustizia. Sembra un udienza decisiva per Damasco 2, il processo di mafia indissolubilmente legato al caso Fondi e alle infiltrazioni criminali nell’amministrazione comunale. La Torre sembra confermare l’impianto accusatorio e fornisce nuove rivelazioni e retroscena sul sodalizio fra i Casalesi e i Tripodo:

Su Raiuno, nel corso della trasmissione mattutina Occhio alla spesa, si torna invece a parlare dei condizionamenti mafiosi all’interno del Mof in una intervista al colonnello La Forgia:

Ciao, Luigi

DSCN3978cIeri, 2 gennaio 2011, è venuto a mancare Luigi Di Biasio, voce storica del Cantiere Sociale, primo direttore della testata e figura insostituibile del nostro giornale. Negli ultimi anni, fra le altre cose, Luigi è stato consigliere comunale d’opposizione per Rifondazione Comunista e presidente del circolo locale di Legambiente. Una vita, la sua, spesa a difendere il bene comune, la buona politica, l’ambiente. Animatore politico e culturale instancabile, corrosivo in tutti i suoi interventi, ma sempre informato, preciso, impeccabile. Per noi è una perdita umana e professionale incolmabile. Per ricordarlo abbiamo deciso di pubblicare l’elogio che abbiamo letto oggi durante la cerimonia funebre.

Di solito per la consegna degli articoli eri un direttore esigente e pretendevi la massima efficienza e operosità. Ma stavolta davvero non ci hai lasciato il tempo: il pezzo non è pronto e noi neanche. Ci lasci con un sacco di cose da scrivere, da pensare, da organizzare; un cantiere, il Cantiere Sociale, da tenere aperto. Quando ci riuniamo? Era il saluto che incontrandoci ci siamo rivolti negli ultimi tempi.
C’era il progetto di aumentare le pagine, gli argomenti, le collaborazioni. Senza di te sarà più impegnativo; ci mancherà la tua visione delle cose, della politica, degli affari in questo paese difficile. La certezza di avere l’inchiesta, il pezzo principale, e di dover pensare al resto. Ci mancherà la redazione nella tua stanza archivio, i lunghi pomeriggi di impaginazione da cui usciamo esausti, un tuo titolo irriverente verso i poteri cittadini, la censura di un pezzo “impubblicabile”, la condivisione di un’esperienza politica e di vita irripetibile.
In Africa si dice che un vecchio che muore è una biblioteca che brucia. Tu non eri ancora vecchio, ma di certo con te muore un mondo di saperi, di esperienze, di capacità.
Ci hai insegnato a non abbassare mai la testa. Ci hai insegnato a non avere alcun riguardo verso il potere, soprattutto se fondato sulla prepotenza, l’ingiustizia, il malaffare. Ci hai insegnato a disprezzare allo stesso modo quelli che al potere si sottomettono, per viltà, per interesse o per paura: tutti quelli insomma che scelgono di non essere uomini liberi indebolendo così la libertà e l’integrità di una intera comunità.
Ci hai dimostrato che la libera informazione esiste, che la paura deve lasciare spazio alla verità e che la verità prima o poi vince.
Ti salutiamo così, Luigi, sperando di non essere stati troppo retorici.
E come vedi, alla fine abbiamo imparato ad essere sintetici.

Le mafie nel mondo (e a Fondi)

Mercoledì 10 novembre l’associazione Il Cantiere Sociale ha presentato il libro “Mafia Export” insieme all’autore, Francesco Forgione. Numerosa la partecipazione dei cittadini, che al termine dell’incontro hanno acquistato il libro al nostro banchetto e degustato con noi i vini di Libera, realizzati dalle cooperative sociali sui terreni confiscati alle mafie.
Vi proponiamo la breve intervista a Forgione andata in onda per l’occasione sui Tg locali. Su questo link, invece, è possibile guardare il video completo della presentazione. Ringraziamo l’operatore Danilo Pezzola per averci concesso l’utilizzo del materiale.

Il Cantiere presenta “Mafia Export”

Mercoledì 10 novembre alle ore 18.30, presso il Palazzo Caetani a Fondi, l’associazione culturale “Il Cantiere Sociale” presenterà il libro “Mafia Export”, alla presenza dell’autore, Francesco Forgione, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e docente di Storia e Sociologia delle organizzazioni criminali all’Università degli Studi de L’Aquila.
Modererà l’incontro Andrea Palladino, giornalista del Manifesto e direttore del periodico Il Cantiere Sociale.

“Mafia Export. Come ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra hanno colonizzato il mondo” (Baldini Castoldi Dalai editore, 2009, p. 384)

La prima trattazione globale del made in Italy mafioso, completa delle mappe della diffusione delle mafie italiane nel mondo e delle rotte della droga.

Presentazione Mafia Export a FondiQuasi ogni giorno, giornali e tv danno notizia di operazioni antimafia con arresti in diversi Paesi. Brevi servizi che non lasciano traccia nell’opinione pubblica, assuefatta e indifferente. In fondo, si pensa, sono storie che non toccano la nostra vita.Eppure, se si raccontasse che dietro queste operazioni c’è una realtà in cui narcotrafficanti della ’ndrangheta movimentano tonnellate di cocaina dal Sud America e comprano mercantili come fossero auto usate; che mafiosi condannati in Italia e ricercati vivono come imprenditori «coccolati» in Sudafrica; che la camorra ha creato una multinazionale del falso di marchi prestigiosi con filiali in tutto il mondo; che in Germania il traffico di droga degli ultimi vent’anni è passato per le pizzerie calabresi; che la Spagna è terra di conquista per i boss nostrani, che ne cementificano le coste e le usano come approdi per le loro partite di droga. Di fronte a questo scenario – in cui il fatturato annuo di ’ndrangheta, Cosa Nostra e camorra, circa 130 miliardi di euro, è superiore al Pil di tre piccoli Stati europei, e quasi il 10% della popolazione attiva nel Mezzogiorno lavora nell’«industria mafiosa» – si resta sgomenti. Qual è il confine fra economia pulita e criminale? Di cosa parliamo quando ci riferiamo alle mafie italiane nel mondo? E fin dove sono arrivate?A tali interrogativi, Francesco Forgione risponde raccontando i principali progetti di «colonizzazione» economica mafiosa, chi li ha portati avanti e come sono andati a finire. E grazie alla mappatura completa della dislocazione globale delle «famiglie», fotografa lo stato attuale della «globalizzazione occulta» delle tre mafie italiane. Uno strumento unico per capire le dimensioni di quell’«economia canaglia» che intossica il mondo, più di quanto possiamo immaginare.

La Polverini e il guaio di Fazzone

Continuano i guai per Renata Polverini. A pochi giorni dal contestatissimo incontro col coordinatore provinciale del Pdl per Latina, il senatore Claudio Fazzone, si torna a parlare delle famigerate lettere di raccomandazione che Fazzone, allora presidente del consiglio regionale, inviava al manager della Asl Benito Battigaglia. Il quale è stato ora rinviato a giudizio per quella brutta storia, mentre per Fazzone potrebbe esserci un’iscrizione nel registro degli indagati.

Il manifesto 20 gennaio 2010

Il Cantiere presenta “Bandiera Nera”.

Sabato 25 settembre alle ore 18.00, presso il Chiostro San Domenico a Fondi, l’associazione culturale “Il Cantiere Sociale” presenterà il libro-inchiesta di Andrea Palladino, giornalista del Manifesto, sul ritrovamento delle navi dei veleni. Alla presentazione sarà presente l’autore.

Di seguito pubblichiamo un estratto della prefazione al libro, scritta da Massimo Carlotto:


locandina“Chi legge Bandiera Nera di Andrea Palladino “dopo” non può più affermare di non essere sufficientemente informato. Questo libro, tra saggio e inchiesta giornalistica, caratterizzato da una scrittura potente e incisiva, spazza via la certosina campagna di disinformazione che, da anni, sta condizionando l’opinione pubblica italiana su quell’intricato ma efficientissimo sistema criminale che si occupa dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici. Palladino non “suggerisce”, non si limita a seminare dubbi su traballanti verità ufficiali ma da vero giornalista investigativo ricostruisce verità e realtà basandosi su fatti solidi e inoppugnabili. Non siamo più abituati a questo tipo di informazione e leggere Bandiera nera è una boccata d’ossigeno in questa Italia dove tutto è gossip e sai che quando un ministro si presenta a una conferenza stampa non è certo per dire la verità. Palladino sgombra il campo da tutte le balle che ci hanno propinato anche recentemente con la vicenda del relitto al largo di Cetraro, l’affare Cunski e le rivelazioni del pentito Francesco Fonti. E mette in evidenza quella che è la verità più scomoda da digerire e cioè che in Italia “c’è un ciclo dei rifiuti eternamente irrisolto, con le scorie industriali che avvelenano sistematicamente le nostre terre e i nostri mari da un tempo immemorabile. Basta fare due conti, accostando la quantità di rifiuti industriali prodotti con il numero delle tonnellate legalmente smaltite per capire come il ciclo criminale dei veleni sia qualcosa di sistematico. Solo per questo il potere centrale è sicuramente colluso. Non solo singoli deputati o ministri – di ogni parte politica e di ogni legislatura – ma l’intero sistema politico permette che la gestione dei rifiuti sia saldamente in mano a una rete inattaccabile fatta dall’industria, dai mediatori e dalla criminalità organizzata”.Di ogni parte politica. Già proprio così. Le pagine sulla rossa Toscana fanno male più di un cazzotto sui denti. E con la Campania non andiamo meglio.Un “sistema”, quindi, che si modifica a seconda delle esigenze e Bandiera Nera spiega perché dopo le navi dei veleni sono arrivati i casalesi. Questo è un libro davvero importante perché fornisce tutti gli strumenti per capire quello che sta accadendo oggi intorno alle scelte scellerate in termini di termovalorizzatori e discariche. Ovunque spuntano comitati che si battono per impedire che tecnologie obsolete, pagate a carissimo prezzo, ci avvelenino con i loro fumi, ma se non si conosce tutto quello che è accaduto da sempre in questo Paese non si comprende la necessità di articolare un progetto politico a livello nazionale per mettere la parola fine a questa immane tragedia.Menzogne. Ci hanno sempre sommerso di menzogne eppure le scorie uccidono. Qui e nei paesi più poveri del mondo che sono diventati la discarica del nostro benessere. Ma le menzogne si sono sempre avvalse di importanti, e profumatamente pagati, pareri “scientifici”. È impressionante come Palladino sveli il diabolico intreccio di complicità che regge l’affare “veleni”.Bandiera Nera lascia il segno. Spero che lo leggano in tanti, tantissimi e che lo adottino nelle scuole dato che è un validissimo esempio, anche dal punto di vista narrativo, di come si può ancora fare in Italia informazione di qualità”.

Massimo Carlotto

Il passero sfrattato


Per fronteggiare l’eccessiva riproduzione dei passeri in viale Regina Margherita il Comune di Fondi ha avuto la geniale idea di approntare una soluzione radicale. Lunedì 19 la cooperativa incaricata ha quindi eseguito una potatura dei lecci antistanti il castello. Una potatura a dir poco brutale, e per di più in una stagione – metà luglio – non proprio indicata per questo genere di interventi. Alcune piante di lauro, invece, sono state perfino abbattute. Il video mostra centinaia di passeri sfrattati dal loro habitat,  invadere i tetti del centro storico alla ricerca disperata di un riparo. La scena dà un’idea della sensibilità ambientale della nuova amministrazione, la stessa che vuole ridimensionare, se non proprio abolire, il Parco dei Monti Ausoni. Inoltre, è molto improbabile che questo genere di intervento sia risolutivo rispetto al problema della concentrazione dei volatili.

Fondi, la mafia e l’avventura del pomodoro

Su Repubblica di venerdì 4 giugno Attilio Bolzoni, inviato a Fondi, descrive in due pagine di inchiesta il sistema dei trasporti di ortofrutta controllati dai clan e dei conseguenti rincari, dovuti a inutili e lunghissimi andirivieni della merce, a vantaggio delle imprese mafiose e a danno di agricoltori e consumatori. Una realtà che il centro destra e l’amministratore delegato del Mof, Enzo Addessi, hanno sempre negato o minimizzato, smentiti dalla recente ondata di arresti che ha confermato la vastità e gravità del fenomeno. Qui di seguito il pdf dell’articolo, presente anche in rete.
2010
Qui di seguito, invece, lo stesso tema trattato in una nota trasmissione mattutina di raiuno, con la testimonianza del Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e del direttore del Mof Stefano Nardone:

E poi il retroscena politico del caso Fondi, riassunto dall’onorevole Veltroni nel corso della puntata di Annozero Servizi segreti, andata in onda giovedì 13 maggio.