L’Unità dedica più di un approfondimento all’avvicendamento dei prefetti, rimossi o promossi in questi giorni da un governo che li punisce perché difendono i diritti e la legalità a scapito degli equilibri politici dei territori. Fra questi c’è ovviamente il prefetto Frattasi, ma il giornale parla anche delle severe critiche rivolte dal Csm all’ormai ex procuratore di Latina, Giuseppe Mancini, per il pesanti condizionamenti politici da lui subiti e assecondati. Sulla promozione di Frattasi interviene anche Il Manifesto.
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La Dda di Roma torna a Fondi per acquisire documenti negli uffici del comune. Manca all’appello la gara d’appalto per la costruzione della nuova casa comunale e la relativa certificazione antimafia. Ma si indaga anche sulle modalità di acquisto di Villa Cantarano da parte della Regione Lazio guidata da Storace. E sulle irregolarità relative alla costruzione del nuovo teatro comunale, di cui per primi ci siamo occupati noi del Cantiere Sociale. Postiamo a riguardo il servizio andato in onda sul Tg regionale e la pagina di Latina Oggi dedicata al fatto.
Mentre si vocifera di una candidatura a sindaco di Fondi del senatore anti-stato Claudio Fazzone (ma anche del suo illuminato servitore mediatico, Gaetano Orticelli), mentre i suoi sottoposti si dividono in tutta la provincia nelle mozioni di solidarietà al prefetto Frattasi, il caso Fondi non si è certo chiuso. Pochi giorni fa il vicepresidente della commissione antimafia, Fabio Granata, è stato esplicito nei confronti del ministro Maroni: faccia un passo indietro e applichi la normativa sullo scioglimento come previsto, per evitare in extremis che questo pericoloso precedente si affermi. Al suo invito si sono uniti esponenti del Pd e del Pdl, come Angela Napoli. Ora torna sul tema anche Luciano Violante, con parole quantomai chiare.
25 novembre 2009. Si è dato finalmente seguito all’audizione del Ministro dell’Interno Roberto Maroni in Commissione antimafia. Non poteva non parlarsi della nuova norma sulla vendita dei beni confiscati, ma nemmeno si è trascurato il problema di Fondi (proprio oggi Il Corriere della Sera anticipa nuovi gravissimi comportamenti dell’amministrazione denunciati nella relazione del prefetto). Maroni ha inaugurato la seduta con una lunga lettura in cui passava in rassegna per l’ennesima volta i famosi numeri del governo berlusconi nella lotta alla mafia. Solo alla fine si sofferma sulla nuova norma sullo scioglimento dei comuni per mafia ma evita accuratamente di toccare il caso Fondi e fa finta di non capire il brusio di protesta dei membri della commissione sul fatidico mancato scioglimento. Le repliche non si fanno attendere, sia da sinistra che da destra. Vi proponiamo l’audio di quegli interventi. Avremmo voluto pubblicare anche la risposta del ministro. Purtroppo però una risposta del ministro non c’è stata.

Dice Walter Veltroni (PD):
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Dice Angela Napoli (PDL):
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Dice Laura Garavini (PD):
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Dice Fabio Granata (PDL):
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Dice Beppe Lumia (PD):
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Risponde Roberto Maroni (Lega Nord):
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(si ringrazia Radio Radicale per aver messo a disposizione gli audio della seduta, che qui riproduciamo in licenza creative commons 2.5: http://www.radioradicale.it/scheda/291794/commissione-dinchiesta-sul-fenomeno-della-mafia)
Annozero di Michele Santoro, giovedì 5 novembre, si è occupato del caso Fondi. L’inchiesta Profumo di mafia di Stefano Bianchi e Giulia Bosetti ha attraversato tutta la puntata con le interviste ad alcuni dei protagonisti del caso Fondi; a cominciare dall’ex assessore Riccardo Izzi e suo padre Mario. In studio, il mancato scioglimento del comune nonostante la richiesta del ministro Maroni, è stato commentato da Fava, De Magistris, Panigutti di Latina Oggi e Bocchino. E dal senatore Fazzone, strenuo sostenitore della tesi di un complotto ordito contro la città dal suo collega Ciarrapico, sostenuto per l’occasione da prefetto (che ha annunciato di voler querelare), funzionari dello Stato e ministro dell’Interno.
Verso la fine del lungo dibattito l’intervento di Daniele Vecchio del Cantiere Sociale, che ha ricordato i tanti attentati degli ultimi mesi a Fondi nei confronti di imprese e di cittadini che si sono impegnati nella lotta alla mafia.
Potete rivedere la puntata per intero sul sito della Rai o su quello di Annozero.
Di seguito invece i tre video con l’inchiesta:
E l’intervento di Daniele Vecchio del Cantiere Sociale:
La puntata di Annozero sul caso Fondi, con 4,5 milioni di ascoltatori, non poteva passare inosservata. Il 7 novembre il ministro Maroni, ospite al convegno dei prefetti dell’Anfaci a Bologna, ha detto: “Ho visto ieri sera in una trasmissione televisiva una persona che ha minacciato di querelare il prefetto di Latina che aveva chiesto lo scioglimento del Comune di Fondi. Ho condiviso parola per parola quella relazione e se qualcuno vuole querelare il prefetto di Latina allora dovrà querelare anche il ministro dell’Interno. Non credo sia corretto attaccare una persona che non ha gli strumenti per difendersi ma se il ministro dell’Interno condivide un atto e lo firma, ne condivide sempre anche la responsabilità e io mi assumo sempre le mie responsabilita”.
Nel corso di un confronto televisivo su Canale 7 il senatore Claudio Fazzone interviene telefonicamente e annuncia che sta preparando una querela nei confronti del prefetto di Latina Bruno Frattasi, per presunte falsità e per il danneggiamento arrecato a Fondi e ai suoi cittadini dalla commissione d’accesso al comune e dalla richiesta di scioglimento del consiglio comunale per mafia. La mossa è nello stile a cui ci ha purtroppo abituato il senatore fondano, campione del gioco sporco in politica e dello scontro istituzionale a oltranza. L’obiettivo è favorire il trasferimento del prefetto per incompatibilità ambientale e lanciare un segnale intimidatorio a chiunque avesse ancora intenzione di mettersi di traverso agli interessi territoriali ed elettorali del ras. Il prefetto Frattasi riceve immediatamente numerosi attestati di stima e solidarietà, sia da destra che da sinistra, ed è il minimo per questo funzionario serio ed onesto, che nell’Italia del malaffare diventa un esempio per tutti.
Nel frattempo, per i fatti accennati nell’ultimo post, il re delle cliniche private Giampaolo Angelucci querela, oltre al Manifesto, anche Repubblica, a cui chiede 30 milioni di euro per danni; mentre Pino La Rocca, presidente del Mof appena destituito, annuncia di aver “dato immediato incarico ai propri legali di denunciare L’Unità in sede penale e civile”: la querela fa seguito ai due articoli su Mof, camorra e caso Marrazzo (anch’essi riportati nel post precedente).
Su Fondi: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha apposto la sua firma al decreto di (non) scioglimento del consiglio comunale, ma le opposizioni non rinunciano al ricorso al Tar contro un procedimento ministeriale quanto meno anomalo.
L’intervento di chiusura di don Ciotti a Contromafie, in cui si parla anche del caso Fondi
Occorre delineare ipotesi sul ricatto politico subito da Marrazzo negli ultimi mesi e per farlo bisogna andare a guardare gli atti compiuti dal governatore nel periodo risalente all’irruzione e conseguente estorsione dei quattro carabinieri nell’appartamento di via Gradoli. Una pista è quella della sanità privata. La prima a seguirla è stata Sara Menafra sul Manifesto di giovedì 29, dove ricostruisce la rete di interessi di Giampaolo Angelucci, re delle cliniche private nel Lazio alle quali Marrazzo – da commissario alla sanità – aveva deciso di tagliare i finanziamenti, nonché proprietario di testate nazionali come il Riformista e Libero, il primo giornale a cui si tentò di vendere il video. Per quell’articolo Il Manifesto è stato querelato, mentre oggi tutti i quotidiani rilanciano le stesse ipotesi alla luce delle nuove rivelazioni di Carmen Masi sulla trattativa con Angelucci, che prontamente smentisce.
L’altra pista viene fuori sulla pagine dell’Unità di oggi e mette insieme la nomina di un nuovo presidente del Mof proposta da Marrazzo dopo gli arresti di Damasco 2, gli interessi del crimine organizzato sul mercato ortofrutticolo, la possibile latitanza di Iovine, capoclan dei casalesi, nel sud pontino, area di provenienza di Cafasso, il pusher che aveva il compito di “piazzare” il video. Di seguito potete leggere l’editoriale di Concita De Gregorio e i due paginoni di Claudia Fusani.
Solidarietà dai cittadini e dalla politica locale e nazionale a Bruno Fiore. Prevista l’audizione del ministro Maroni in Commissione parlamentare Anfimafia. Due nuovi subcommissari affiancheranno il prefetto Nardone a Fondi. Il servizio di Ballarò in onda ieri su Raitre. Gli articoli dei quotidiani nazionali
Manifestazione di solidarietà per Bruno Fiore nella serata di ieri a Fondi. Numerosi i cittadini che, con un passaparola di poche ore, si sono incontrati all’auditorium San Domenico per stringersi attorno al coordinatore cittadino del Pd e portavoce del Comitato contro le mafie, vittima dell’attentato incendiario della notte scorsa.
Tanti gli interventi, dai leader locali e consiglieri regionali del Pd agli esponenti del Comitato contro le mafie, fino all’ex presidente della Camera Luciano Violante. Tutti hanno evidenziato il clima di intimidazioni che in città impedisce lo svolgimento della vita democratica; e l’anomalia del caso Fondi a livello nazionale, con un mancato scioglimento che potrebbe diventare un pericoloso precedente.
In mattinata a Bruno Fiore era arrivata la solidarietà di tutto il centrosinistra nazionale e regionale, a cominciare dal segretario del Pd Franceschini e dal presidente regionale Marrazzo (leggi qui tutte le dichiarazioni di solidarietà). Solidarietà manifestata anche dagli esponenti cittadini del Pdl, con il distinguo però del senatore fondano Fazzone che non ha trovato di meglio che invitare la sinistra a non strumentalizzare l’accaduto.
Si è parlato dell’attentato a Bruno Fiore anche in Parlamento: in una interrogazione l’on. Sesa Amici si è appellata al presidente della Camera Fini affinché intervenga sul governo per giungere allo scioglimento dell’amministrazione comunale di Fondi. E la Commissione parlamentare Antimafia ha convocato il ministro Maroni, la prossima settimana, per discutere del mancato scioglimento. La richiesta di audizione del ministro è arrivata dalle opposizioni e dal vicepresidente Fabio Granata del Pdl.
Intanto, in un’intervista rilasciata a Lazio TV, il prefetto di Latina Frattasi nell’ipotizzare che l’attentato a Bruno Fiore possa effettivamente essere a carattere intimidatorio, ha comunicato di aver nominato due subcommissari che affiancheranno il prefetto Nardone nell’amministrazione cittadina. Si tratta di Giovanni Rossi, presidente onorario della Corte dei Conti che si è già occupato in passato di controllo di enti locali, e Maurizio Alicandro, dirigente della prefettura, con una lunga esperienza come commissario straordinario.
Sempre ieri, a Ballarò, è andato in onda un servizio dedicato al caso Fondi, che potete guardare qui di seguito:
Ps: la notizia dell’attentato a Bruno Fiore è apparsa su tutti i quotidiani, qui riportiamo l’articolo del Manifesto e del Fatto.
Solidarietà a Bruno Fiore, coordinatore del Pd e portavoce del Comitato di lotta contro le mafie, vittima di un grave tentativo di intimidazione ieri notte
Ieri notte a Fondi si è consumato un vile attentato al coordinatore del Comitato di lotta contro le mafie, Bruno Fiore: il tentativo era quello di incendiare le auto di sua proprietà, il messaggio intimidatorio quello di star fuori dalla lotta alle mafie e alla mala politica (leggi la notizia su Repubblica). Il Cantiere Sociale, fra i promotori del Comitato, intende esprimere a lui e alla sua famiglia tutta la solidarietà possibile.
Negli ultimi mesi la città di Fondi ha disceso una china pericolosa: il sindaco e la giunta – assieme al senatore Fazzone e al presidente Cusani – hanno delegittimato un prefetto che ha fatto semplicemente il suo dovere, in piazza si sono scagliati con insulti e provocazioni contro chi chiedeva il ripristino della legalità, ancora in questi giorni si rendono protagonisti di aggressioni fisiche e verbali ai giornalisti che provano a fargli domande, mentre si susseguono attentati di ogni tipo in città, dalle bombe ad alto potenziale ai colpi di pistola contro gli uffici del giudice di pace, fino a quest’ultimo gravissimo avvertimento. Alla luce di tutto questo il mancato scioglimento del consiglio comunale risulta non un’anomalia o una negligenza, ma un atto criminale vero e proprio. Le dimissioni di Maroni sarebbero il minimo. Il massimo è sarebbe chiedere a questo governo un sussulto di dignità.
Il Comitato ha inaugurato la sua attività con una grossa manifestazione di piazza. È forse questo segnale di partecipazione quello che dà più fastidio? È lì che si vuole porre un freno? Al risveglio politico e civile di questa città contro ogni tipo di mafia?
L’Unità 11 – 10 – 09 intervista a veltroni
Corriere della Sera 10 – 10 – 09
La Repubblica 10 – 10 – 09
La Stampa 10 – 10 – 09
Il Messaggero 10 – 10 – 09
(clicca sui link per scaricare i file pdf)
Non era mai accaduto prima. È accaduto a Fondi. Un consiglio comunale con accertate infiltrazioni mafiose – “sistematiche e in ogni settore dell’amministrazione” secondo le parole del prefetto – non è stato sciolto dal Consiglio dei ministri. Su proposta dello stesso ministro Maroni che aveva sottoscritto le relazioni del prefetto e per ben due volte richiesto lo scioglimento. Così il governo consente a tutti i consiglieri e gli amministratori collusi con la mafia di ricandidarsi come se niente fosse.
Ascoltate attentamente le parole del ministro campione dell’antimafia: dice che il problema è stato risolto perché la giunta di Fondi si è già dimessa e a marzo il popolo potrò decidere attraverso le elezioni da chi essere amministrato. Dice che “il popolo sovrano è sempre meglio di qualunque commissario”. Vuol dire che non bisogna sciogliere mai. Eppure lui stesso ha modificato l’articolo 143 del TUEL per rendere più forti i poteri dei commissari nei comuni sciolti per mafia e allungare il periodo di permanenza degli stessi da 12 a 18 mesi, con possibilità di proroga fino a 24. Ora quella legge è carta straccia. Maroni ha dato vita a un precedente assoluto e gravissimo. E non è a rischio la città di Fondi ma l’intero funzionamento degli anticorpi normativi ed esecutivi contro la mafia. Da oggi qualunque comune colluso con la mafia ricorrerà alle dimissioni per potersi ripresentare, ripulito e più in forze di prima. Un po’ come avviene per i soldi riciclati e poi legittimati dallo scudo fiscale, solo che qui il condono è preventivo.
Il caso di Fondi è emblematico: il consenso bulgaro dell’amministrazione è stato possibile grazie al sostegno elettorale della criminalità organizzata, che ricorre ovviamente a un sistema di ricatti e condizionamenti. Lo ha ammesso un assessore famoso, Riccardo Izzi. Ha detto di aver ricevuto l’appoggio delle famiglie mafiose che gli hanno assicurato una candidatura record, facendone il primo eletto. Ma Izzi non era l’unico elemento in contatto con la mafia, il prefetto ha dimostrato che lo stesso sindaco Parisella accreditava in comune ditte gestite da noti mafiosi, che scavalcavano la fila o addirittura si sostituivano ad altre già sotto contratto con il comune. E insieme al sindaco molti altri amministratori commettevano illeciti, compresi i dirigenti e i vertici della polizia municipale, finiti sotto arresto. Ora il messaggio è chiaro: non si scioglie per mafia e quindi quel sistema di voti è legittimato, pronto perfino a potenziarsi.
Il potere del senatore Cludio Fazzone, il vero mister preferenze fondano, cresciuto all’ombra di Mancino e del Sisde, è deflagrato nel governo. E mentre emergono nuove rivelazioni sulle trattative segrete tra mafia e Stato del ‘92 che vedrebbero coinvolto lo stesso Mancino, allora ministro dell’interno oggi vice del Csm, il feudo di Fazzone viene salvato. Tutti sanno che a Fondi sono radicate le mafie, che i politici sono collusi, ma il governo fa finta di niente. Come ha scritto la giornalista Anna Scalfati “oggi è il giorno non dei patti segreti tra Stato e Mafia ma il giorno di un patto pubblico, impudente e oltraggioso per ciascuno di noi”.
La cosa più sconcertante però è leggere la relazione con la quale il ministro Maroni ha chiesto lo scioglimento del comune di Fondi per infiltrazioni mafiose. E’ stata pubblicata oggi da un giornale locale e noi la riproponiamo integralmente in pdf. La relazione è stata siglata meno di un mese fa, il 18 settembre, e si conclude così: “La valutazione della situazione in concreto riscontrata, in relazione alla presenza e all’estensione dell’influenza criminale, rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi”.
Due articoli di rassegna stampa: Il Manifesto (jpg) e Il Fatto (pdf)
Incredibile l’epilogo – per ora – del caso Fondi: il Consiglio dei ministri, su richiesta del ministro dell’Interno Maroni, decide di non sciogliere il Consiglio comunale di Fondi per infiltrazioni mafiose, dopo che lo stesso ministro Maroni, mesi fa, aveva presentato al Cdm – e mai ottenuto – la richiesta di scioglimento. Si andrà quindi a nuove elezioni nel marzo 2010.
Il mancato scioglimento del comune di Fondi rischia di creare un precedente per tutte le amministrazioni d’Italia su cui è aperto un procedimento di scioglimento per collusione con la criminalità.
Per i resoconti approfonditi e i commenti, cliccate su:
Google News: comune di Fondi
È stato reso pubblico, sulle pagine dell’edizione odierna di Latina Oggi, il contenuto della prima relazione del prefetto di Latina Bruno Frattasi sulle infiltrazioni mafiose che hanno interessato il comune di Fondi. A cavallo fra le dimissioni di sindaco e giunta e l’insediamento del commissario, abbiamo deciso di riproporla integralmente, in modo che ognuno possa farsi un’idea di quanto grave fosse la situazione fotografata dal prefetto un anno fa, e in che ambito avesse maturato la richiesta di scioglimento anticipato del consiglio comunale. La lettura fa apparire ancora più pericolosa e inusitata la difesa a oltranza del comune di Fondi che per un anno intero è stata portata avanti dall’ex sindaco Parisella, dal presidente della provincia Armando Cusani e dal senatore Claudio Fazzone. Per chi volesse scaricarla e stamparla, pubblichiamo la relazione anche in formato pdf.
PRIMA RELAZIONE DEL PREFETTO
DI LATINA BRUNO FRATTASI SU FONDI
Consegnata al Viminale nel settembre 2008
La pericolosità criminale del contesto fondano
La relazione della Commissione di accesso presso il Comune di Fondi chiaramente tratteggia la fitta ragnatela di rapporti che, nel tempo, è venuta a delinearsi tra soggetti di sicuro spessore criminale, come attestano le referenziate acquisizioni testimoniali a cui, con riferimento a deposizioni giudiziali in procedimenti già celebratisi, fa più volte richiamo la Commissione stessa.
Secondo tale quadro ricostruttivo appaiono di estremo interesse ai fini della comprensione del tessuto fondano e della relativa compromissione dell’agire politico-amministrativo locale, gli elementi di cui si dirà in seguito, alcuni dei quali intaccano decisamente lo stereotipo (su cui si è per lungo tempo adagiata la lettura criminale del territorio non solo fondano ma, più in generale, del Basso Lazio) secondo il quale la terra pontina avrebbe subito l’importazione di soggetti di spessore criminale, per effetto perlopiù, dell’irrogazione di misure di prevenzione personale.
Ora, per quanto riguarda Domenico Tripodo, figura di indubbio rilievo nell’organizzazione della ‘ndrangheta, vengono in evidenza le sottonotate peculiarità:
- Ha intrattenuto durante il suo periodo di latitanza e di espiazione a Fondi della misura del soggiorno obbligato, rapporti con esponenti di spicco della camorra e risultava legato ad altre figure apicali di cosa nostra. Per quanto riguarda i legami con l’organizzazione campana, egli era considerato «un boss tra i boss napoletani»;
- La famiglia Tripodo, in particolare i figli Antonio, Venanzio e Carmelo Giovanni hanno liberamente scelto, non per effetto dunque dell’irrogazione di misure di prevenzione, né in conseguenza di altro dispositivo giudiziario, di stabilirsi a Fondi (si veda pag.8 della relazione della Commissione d’accesso, dove si fa cenno al fatto che Tripodo Antonio, Venanzio è giunto in Fondi il 1° giugno 1995, a seguito di volontaria migrazione di altri). Continua a leggere ‘La prima relazione Frattasi’












