La prima relazione Frattasi

frattasiÈ stato reso pubblico, sulle pagine dell’edizione odierna di Latina Oggi, il contenuto della prima relazione del prefetto di Latina Bruno Frattasi sulle infiltrazioni mafiose che hanno interessato il comune di Fondi. A cavallo fra le dimissioni di sindaco e giunta e l’insediamento del commissario, abbiamo deciso di riproporla integralmente, in modo che ognuno possa farsi un’idea di quanto grave fosse la situazione fotografata dal prefetto un anno fa, e in che ambito avesse maturato la richiesta di scioglimento anticipato del consiglio comunale. La lettura fa apparire ancora più pericolosa e inusitata la difesa a oltranza del comune di Fondi che per un anno intero è stata portata avanti dall’ex sindaco Parisella, dal presidente della provincia Armando Cusani e dal senatore Claudio Fazzone. Per chi volesse scaricarla e stamparla, pubblichiamo la relazione anche in formato pdf.

PRIMA RELAZIONE DEL PREFETTO
DI LATINA BRUNO FRATTASI SU FONDI
Consegnata al Viminale nel settembre 2008

La pericolosità criminale del contesto fondano
ComuneFondi2657_imgLa relazione della Commissione di accesso presso il Comune di Fondi chiaramente tratteggia la fitta ragnatela di rapporti che, nel tempo, è venuta a delinearsi tra soggetti di sicuro spessore criminale, come attestano le referenziate acquisizioni testimoniali a cui, con riferimento a deposizioni giudiziali in procedimenti già celebratisi, fa più volte richiamo la Commissione stessa.
Secondo tale quadro ricostruttivo appaiono di estremo interesse ai fini della comprensione del tessuto fondano e della relativa compromissione dell’agire politico-amministrativo locale, gli elementi di cui si dirà in seguito, alcuni dei quali intaccano decisamente lo stereotipo (su cui si è per lungo tempo adagiata la lettura criminale del territorio non solo fondano ma, più in generale, del Basso Lazio) secondo il quale la terra pontina avrebbe subito l’importazione di soggetti di spessore criminale, per effetto perlopiù, dell’irrogazione di misure di prevenzione personale.
Ora, per quanto riguarda Domenico Tripodo, figura di indubbio rilievo nell’organizzazione della ‘ndrangheta, vengono in evidenza le sottonotate peculiarità:
- Ha intrattenuto durante il suo periodo di latitanza e di espiazione a Fondi della misura del soggiorno obbligato, rapporti con esponenti di spicco della camorra e risultava legato ad altre figure apicali di cosa nostra. Per quanto riguarda i legami con l’organizzazione campana, egli era considerato «un boss tra i boss napoletani»;
- La famiglia Tripodo, in particolare i figli Antonio, Venanzio e Carmelo Giovanni hanno liberamente scelto, non per effetto dunque dell’irrogazione di misure di prevenzione, né in conseguenza di altro dispositivo giudiziario, di stabilirsi a Fondi (si veda pag.8 della relazione della Commissione d’accesso, dove si fa cenno al fatto che Tripodo Antonio, Venanzio è giunto in Fondi il 1° giugno 1995, a seguito di volontaria migrazione di altri).
Questi due elementi non sono affatto ultronei nel quadro della presente ricostruzione in quanto per ciò che attiene alla posizione di Domenico Tripodo, stanno a testimoniare come egli considerasse «sicuro» il territorio fondano. Tale convinzione deve ritenersi radicata nella consapevolezza, da parte del Tripodo stesso, che risiedendo in quell’area in quanto sottoposta all’influenza protettiva della camorra, non ricorressero per lui particolari pericoli. Inoltre, alla luce di tali elementi, il territorio di Fondi si delinea come luogo strategico per l’integrazione tra diverse organizzazioni di tipo mafioso. Integrazione che evidentemente presuppone una tessitura di alleanze ed accordi che contemperino e lascino spazio al dispiegarsi di vari e distinti interessi delle consorterie criminali, talora anche convergenti nella gestione di attività illecite. Viene, perciò, a calzare alla situazione fondana quella particolare connotazione che si è venuta evidenziando anche in contesti diversi dal territorio calabrese, secondo cui è data registrare non infrequentemente la sussistenza di «vere e proprie joint-venture criminali consistenti in accordi tra famiglie calabresi, di volta in volta alleata con cosche siciliane o campane» (relazione della Commissione Parlamentare Antimafia sulla ‘ndrangheta, approvata il 19 febbraio 2008, pag. 278).
Non si può sottacere, riferendosi agli interessi orbitanti attorno al traffico di stupefacenti, come nella stessa relazione parlamentare surrichiamata la rete di rapporti criminali (in cui ‘ndrangheta di riserva una peculiare funzione di direzione logistica, con la conseguente cura delle attività di approvvigionamento, trasporto e stoccaggio della cocaina sulle diverse piazze) si imperni sulla ramificazione territoriale delle ‘ndrine, spesso ottenuta per il tramite di propri latitanti, funzionale alla loro dislocazione sui principali snodi delle rotte di traffico, a presidio dei luoghi di arrivo dei carichi di droga sotto copertura. Ed è nota la centralità di Fondi nella alimentazione delle attività di spaccio di stupefacenti, con irradiazione in altri contigui centri della provincia.
In conclusione, per quanto riguarda questo specifico aspetto, non pare affatto casuale, posto che non è, almeno per i figli del Tripodo conseguenza di alcuna misura giudiziaria, la scelta di radicare a Fondi la loro presenza, in relazione ai vantaggi che ne hanno ricevuto in termini di consolidamento di rapporti criminali.
In questo quadro, appaiono altamente significative le connessioni, emerse chiaramente in sede di accesso, tra la famiglia Tripodo e soggetti legati, per via parentale, anche a figure di vertice del comune di Fondi, nonché a titolari di attività commerciali, pienamente inserite nel mercato ortofrutticolo di Fondi, Mof.
Su tali aspetti appare esaustiva la scrupolosa ricostruzione operata dalla Commissione di accesso, che ben delinea il collegamento della famiglia Tripodo con elementi della mafia calabrese e clan camorristici, in particolare quello dei Casalesi.
Qui se ne accenna allo scopo di lumeggiare meglio anche ciò che è avvenuto dopo che la Commissione di accesso ha concluso la sua attività di inchiesta.
Si fa riferimento alla denuncia indirizzata dal signor Tripodo Carmelo Giovanni agli organi di giustizia, e, per conoscenza, anche allo scrivente, oltre che a numerosi altri indirizzi compresi quelli di testate giornalistiche locali, in cui il predetto protesta la propria estraneità rispetto ad ogni attività di tipo criminale, ponendo in luce, tra l’altro, l’asserita legittimità di propri rapporti con amministrazioni locali (tra cui Itri, città da cui proviene e la stessa Fondi).
Ora, a parte ogni considerazione circa le finalità dell’esposto che allo scrivente sembra concretare un tentativo dissimulatorio, vi è da tener presente la gravissima circostanza acclarata dalla Commissione di accesso – su cui appare urgente e necessario l’avvio di adeguati approfondimenti – relativa al fatto che è risultata sussistere per il signor Tripodo Carmelo Giovanni una sorta di «doppia identità penale»; vale a dire è emersa la sussistenza di due certificazioni di precedenti penali del soggetto: l’una, ottenibile con le generalità corrette, non denota pendenze; l’altra, a nome di Tripodo Carmelo (e non Carmelo Giovanni) evidenzia invece i precedenti penali a suo carico. Peraltro, altra gravissima circostanza è quella del possesso, sempre da parte di Tripodo Carmelo Giovanni, di un doppio codice fiscale.
Appare quantomeno singolare che la denuncia di Tripodo Carmelo Giovanni, che reca la data del 26 maggio 2008, redatta all’indomani di indiscrezioni giornalistiche che riferivano anche alle sue ingerenze la richiesta di delega dei poteri di accesso, sia stata poi recapitata ai vari indirizzi solo due mesi più tardi. Circostanza che lascia presumere la sussistenza di altri possibili moventi, non escluso quello di intaccare la credibilità delle risultanze della Commissione di accesso nell’imminenza della presentazione della relazione conclusiva.
Non appare dissimile la posizione di Trani Aldo, il cui profilo è descritto approfonditamente dalla Commissione di accesso, come altrettanto doviziosamente è ricostruita la rete di rapporti che collega il Trani alla stessa famiglia Tripodo. Inoltre, sono emersi chiari elementi che denotano un comportamento compiacente dell’amministrazione comunale fondana nei confronti del Trani. Valga a questo proposito richiamare qui la vicenda relativa alla autorizzazione dell’attività di impresa di onoranze funebri facente capo di fatto al Trani, in cui pure in presenza di un esplicito parere della Prefettura di Latina, ove si poneva chiaramente in luce la circostanza che l’attività economica in questione fosse da considerarsi strumentale rispetto ad interessi malavitosi (parere che avrebbe potuto senz’altro fondare un atto di diniego) il Comune di Fondi si è invece determinato in senso favorevole al Trani. Ora, il padre di Aldo Trani, sig. Italo Trani, ha indirizzato 4 giugno 2008, anche allo scrivente una missiva in cui protesta l’estraneità del figlio Aldo ad ogni attività illecita. Anche tale missiva è, a parere dello scrivente, ascrivibile al tentativo – che, anche per la scelta dei tempi, sembra sottende e una precisa regia – di mirare la credibilità delle risultanze dell’accesso, essendo verosimile che tali risultanze non avrebbero mancato certo di porre in luce sia i legami di Aldo Trani con soggetti di caratura criminale sia l’accondiscendente comportamento agevolativo adottato più volte nei suoi confronti dal comune di Fondi. A tal riguardo è estremamente opportuno a questo punto ricordare come il cugino di Trani Aldo, Mario Venditti sia intraneo all’ente comunale, collocato peraltro nello staff del sindaco Parisella, e tuttavia utilizzato nell’ambito del settore urbanistica, con specifica applicazione alla materia degli usi civici.
Acclarata la posizione dei Tripodo e di Aldo Trani, occorre aggiungere che la presenza in Fondi di elementi collegati a pericolose ‘ndrine calabresi emerge con specifico riferimento anche alle figure di Salvatore La Rosa e Vincenzo Garruzzo, quest’ultimo tratto in arresto dall’Arma dei Carabinieri il 13 febbraio 2008 per usura in concorso con altri aggravata da modalità di tipo mafioso, in applicazione di provvedimento restrittivo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nell’ambito del Proc. Pen. 07/42592.
Nella stessa attività di P.G. analoga misura cautelare, come è stato già riferito, è stata applicata nei confronti di Di Fazio Massimo, detto Peticone, notoriamente legato all’assessore ai lavori pubblici del Comune di Fondi Riccardo Izzi.
Emerge a livello giudiziario come Riccardo Izzi, il quale all’epoca rivestiva la qualifica di assessore ai lavori pubblici, avesse un ruolo nell’ambito del vasto giro di usura le cui redini erano tenute dal Garruzzo Vincenzo, utilizzando l’azienda del padre – Mario Izzi – per la monetizzazione di assegni allo scopo di consegnare il contante al Di Fazio, che a sua volta lo avrebbe gestito per gli scopi usurari dell’associazione delinquenziale. Si rileva, ancora, che è oggetto attualmente di accertamento giudiziario in tale ambito anche il grado di coinvolgimento della struttura a municipale, in particolare del comandante della Polizia Municipale di Fondi Dario Leone (cugino del sindaco Parisella), il quale, su richiesta dell’Izzi, a sua volta indotto dal Di Fazio, avrebbe dovuto agevolare il trasferimento di residenza a Fondi di un esponente della Camorra, appartenente al clan Pianese, tale Armando Alderio, inteso con il nomignolo di Bruce Lee, ucciso in un agguato di stampo camorristico prima che potesse acquisire detta residenza.

La compromissione del Comune di Fondi: rilevanti elementi di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso

Come si ricorderà l’accesso ha preso le mosse proprio dalle dichiarazioni di Riccardo Izzi secondo le quali egli avrebbe richiesto e ottenuto il sostegno elettorale di Tripodo e Trani e dello stesso Di Fazio nell’ultima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale di Fondi (2006).
L’eseguito accesso, tuttavia, ha evidenziato un quadro ben più complesso che non comprende soltanto la posizione dell’Izzi (che, da un certo punto in poi, appare in qualche modo marginalizzato ma riguarda senz’altro la figura del sindaco Parisella, di alcuni esponenti consiliari di maggioranza, nonché della stessa macchina amministrativa che, in tutte le proprie articolazioni risulta interessata da illegittimità gravissime. A questo proposito la Commissione ritiene si sia configurato in capo ai diversi dirigenti dei settori amministrativi – tutti scelti dall’Amministrazione Parisella – una sorta di passivizzazione, cioè di supino assoggettamento al capillare controllo sia del Sindaco che degli Assessori di competenza, ottenuto come ha avuto modo di disgelare l’accesso attraverso la sistematica apposizione del «visto» da parte degli organi di vertice politico su ogni autorizzazione di spesa emanata dai diversi rami dell’amministrazione.
L’accesso, con evidenza documentale, ha consentito insomma di accertare che le diverse situazioni venute ad emergere, di per sé costituenti gravi, quando non gravissime, violazioni dei principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento, non corrispondono ad episodici quanto deprecabili casi di cattiva amministrazione, ma presentano, anche per il fatto di riguardare ogni settore della vita amministrativa, il carattere della sistematicità. La qual cosa, unita all’oggettiva agevolazione di interessi economici di elementi contigui alla criminalità organizzata o da considerare ad essa affiliati, conferisce al quadro di insieme una pericolosità tale da dover essere fronteggiata con gli strumenti di rigore previsti dall’art. 143 del T.U.E.L.
Nel rinviare all’ampia relazione della Commissione d’accesso, si ritiene di richiamare l’attenzione sui seguenti «capitoli» in virtù della loro esplicata rilevanza compromissoria:
- E’ stato accertato dalla Commissione d’accesso – la circostanza trova comunque riscontro anche in provvedimenti recentissimi dell’Autorità Giudiziaria – che il settore dell’urbanistica ha oggettivamente agevolato interessi economici di Salvatore La Rosa, pregiudicato e già sottoposto a misure di sorveglianza speciale di P.S., considerato affiliato al clan Bellocco di Rosarno, attraverso un comportamento che ha gravemente trascurato elementari obblighi di verifica, omettendo, ad esempio, l’accertamento circa l’effettiva proprietà, da parte del soggetto richiedente della concessione edificatori dei terreni interessati dai nuovi volumi;
- Tale grave comportamento omissivo appare ripetuto anche nella vicenda esaminata dalla Commissione (si veda pagg. 139 e ss. della relazione) relativa alla costruzione di ben 30 appartamenti a Fondi. Anche in tal caso il soggetto istante tale Antonio Dirozzi, soggetto sul conto del quale sono emersi frequentazioni e rapporti con elementi collegati a clan camorristici (la circostanza, già nota alla Commissione, è stata oggetto di ulteriori approfondimenti di polizia) non aveva alcun titolo – né il diritto di proprietà, né altro diritto reale – che potesse abilitarlo alla richiesta. Nello stesso tempo veniva dal Pirozzi richiesto all’ufficio urbanistica, che ha puntualmente corrisposto alla richiesta, di intestare il permesso ad edificare ad una società immobiliare campana con sede a Napoli. In tale vicenda edilizia, oltretutto, si evidenzia anche il coinvolgimento non certamente secondario (nella veste, infatti, di direttore dei lavori) del Geom. Gianni Giannoni, attuale consigliere di maggioranza e vicesindaco nella precedente giunta Parisella. In tali suddetti episodi appare senz’altro centrale il ruolo del Dirigente del settore urbanistica – Arch. Martino Di Marco. Quest’ultimo che dal 1999 si occupa, a diverso titolo, e ininterrottamente del settore in questione, annovera precedenti penali per reati propri. In data 26 marzo 2008, per citare il più recente, il Tribunale di Latina lo ha condannato a un anno e 4 mesi di arresto e all’ammenda di E. 30.000 per il reato di lottizzazione abusiva. Ciò nonostante il Di Marco è stato «stabilizzato» dalla amministrazione Parisella all’esito di procedure concorsuali sulla cui legittimità la stessa Commissione avanza perplessità serissime: le stesse che vengono manifestate in merito a procedure concorsuali analoghe che hanno portato alla stabilizzazione di altri dirigenti dell’Ente che ricoprono ruoli altrettanto importanti nell’ambito della macchina amministrativa comunale;
- E’ stata accertata – e in proposito sono state anche acquisite dichiarazioni dei dipendenti del comune di Fondi – la contiguità del Tripodo al Sindaco Parisella. Emergono, in particolare due significativi episodi: nel primo il sindaco Parisella interviene personalmente, presente il Tripodo, per «accreditarlo» presso l’amministrazione comunale in relazione a lavori di pulizia che avrebbe dovuto eseguire l’impresa controllata dal Tripodo, sebbene l’amministrazione comunale disponesse, al momento di una propria impresa di pulizie, in forza di altro distinto rapporto contrattuale; il secondo episodio vede addirittura la ditta del Tripodo di fatto sostituirsi ad altra impresa locale a cui era stato affidato la commessa del trasporto della biblioteca comunale. Risulta sconcertante come i mandati di pagamento di tale effettuato servizio siano stati emessi a favore dell’impresa formalmente attributaria dell’incarico, ma, come si diceva, nei fatti, surrogata nella prestazione dall’impresa del Tripodo. Tale ultima circostanza apre anche seri interrogativi sulla capacità di pressione che lo stesso Tripodo sarebbe in grado di esercitare nei confronti di altre imprese locali riuscendo ad ottenere una forma di spontaneo arretramento di possibili concorrenti, probabilmente indotti a tanto dal metus promanante dalla «fama» del Tripodo: il gesto di accreditamento, compiuto dunque dal sindaco Parisella rafforza la posizione del Tripodo e, come non ha mancato di sottolineare la Commissione, ne arricchisce il prestigio locale.
- E’ stata approvata nel 2002 dal Consiglio Comunale una variante al piano regolatore generale, cosiddetta variante Pantanello, che con il voto del sindaco Parisella, in palese conflitto di interessi in quanto avvantaggiato certamente dall’adozione dell’atto, ha previsto la realizzazione di una nuova strada di accesso in tale località, strada peraltro ad oggi costruita solo in parte. Sul nuovo tratto, tuttavia, oggetto di realizzazione, si affaccino alcuni capannoni industriali, tra i quali, oltre a quello direttamente riferibile al sindaco Parisella, anche altri riferibili: I) ad un consigliere comunale Antonio Ciccarelli con comprovati rapporti con La Rosa Salvatore già nominato (fu arrestato nel 1988 insieme a quest’ultimo); i reati contestatigli sono stati estinti per intervenuta amnistia; II) a tale Diego Alecci, carrozziere, considerato vicino alle famiglie Trani e Tripodo; III) a tale Massimiliano Forcina, socio accomandatario di una società di autodemolizione, il quale, all’esito di accertamenti in Sdi, è risultato avere frequentazioni con pregiudicati in rapporti con Tripodo Carmelo Giovanni.
Nella specie, oltre ad una violazione macroscopica del canone di correttezza amministrativa pare concretizzarsi l’accomodamento di interessi economici di clientes, oggettivamente avvantaggiati dalla approvazione della variante e dall’esecuzione dei relativi lavori, la vicinanza dei quali a figure di spessore criminale è un ulteriore elemento che getta una luce quantomeno ambigua sull’episodio.
Numerosi sono gli altri capitoli di differente e non minore gravità, come quello che si concreta nella possibile irritualità delle procedure concorsuali d’appalto attese le stesse dichiarazioni del Dirigente di Settore, Ing. Gianfranco Mariorenzi, circa l’irrintracciabilità degli atti ufficiali di pubblicazione del bando relativo alla costruzione della casa comunale.
Altro elemento accertato dalla Commissione di accesso attiene alla somministrazione di lavoro interinale. A tale scopo il comune di Fondi, pur già approvvigionandosi da altro soggetto, ad un certo punto decide di rivolgersi alla filiale fondana di una ditta campana – la GE.VI. – la cui titolarità di fatto, in base a documentali acquisizioni della commissione di accesso, è riferibile a Visconti Gennaro, vicino a soggetti camorristici, pregiudicato. Singolare in questa vicenda, che ha visto l’erogazione nel giro di pochi anni a vantaggio dell’impresa del Visconti di più di un milione di euro provenienti dalle casse del comune di Fondi, è il fatto che l’organizzazione dell’ente abbia agevolato questo tipo di frazionata fornitura, per la quale è venuta a mancare ogni forma di controllo incrociato che consentisse una congrua verifica della spesa.
Probabilmente di rilievo penale e per tale motivo lo scrivente ne notizierà la Procura Ordinaria di Latina, appaiono le modalità di tenuta del registro delle delibere di Giunta Municipale, per l’illustrazione delle quali si rinvia alla relazione della Commissione di accesso (pag. 152 in particolare).
Assai grave inoltre appare l’inosservanza sistematica della normativa antimafia per ciò che attiene all’acquisizione delle informazioni prefettizie, notoriamente più rigorose nell’accertamento delle cause impeditive.
Tale inosservanza – che è stata registrata in ogni tipo di attività contrattuale ad evidenza pubblica – è un fatto che certamente può considerarsi agevolativi rispetto all’instaurazione di rapporti contrattuali. Essa non solo riguarda numerose imprese, che hanno presentato controindicazioni di vario tipo, ma come ha posto in risalto la commissione di accesso, concerne, per lo più, soggetti imprenditoriali di origine campana, con riferimento ai quali non sembrano sussistere, né peraltro sono mai state fornite in sede di accesso, plausibili ragioni di convenienza/opportunità/necessità per farvi ricorso.
Tale forma di opacità accredita l’ipotesi che l’amministrazione fondana, oltre a dimostrarsi permeabile nei confronti dei soggetti locali legati alla criminalità organizzata calabrese, non abbia opposto, allo stesso modo, valide ed efficaci resistenze nei confronti anche di tentativi dello stesso tipo riferibili ad esponenti della criminalità organizzata campana.
In questo senso è possibile ipotizzare che la stessa amministrazione si presti ad essere aggredita da entrambe le consorterie in questione di cui si è posto in luce la possibile nonché pacifica coesistenza nel territorio del basso Lazio, contrassegnata da convenienze reciproche e cointeressenze in attività illecite.
Ora, che tale comportamento del comune di Fondi, ai fini dell’applicazione degli istituti di rigore abbia fondamento in collegamenti diretti e indiretti con elementi contigui od intranei ad organizzazioni criminali trova riscontro nella documentata analisi della Commissione di accesso. Come nella stessa relazione si rinvengono episodi a carico di Riccardo Izzi ma anche di dipendenti del comune, come la Sig.ra Rosa Fiore, sorella del presidente del Consiglio comunale, che denotano l’esistenza di un clima intimidatorio attribuibile agli stessi elementi mafiosi presenti nel contesto fondano che non esitano ad usare, quando necessario, metodi violenti per ottenere i loro scopi. Non a caso il Garruzzo Vincenzo già citato (la circostanza emerge dall’allegato atto giudiziario) ammoniva i debitori usurati a saldare prontamente i prestiti ricevuti, minacciando che, in caso di persistente «inadempimento», non avrebbe esitato a chiedere l’intervento di propri sodali calabresi che sarebbero venuti a Fondi proprio per spalleggiare le pretese del loro affiliato. Ed è importantissimo in questo scenario citare il fatto che il sindaco Parisella, con lettera a sua firma, ha conferito alla figlia di Garruzzo Vincenzo, Garruzzo Rosaria, l’incarico di revisore dei conti nell’ambito del progetto Equal sostenuto con fondi comunitari, incarico esauritosi a marzo 2008. L’attuazione dello stesso progetto ha visto, peraltro, tra i suoi beneficiari anche l’impresa Net Service riferibile al più volte richiamato Tripodo Carmelo Giovanni.
Sta di fatto che il comune di Fondi mantiene comportamenti, che si riflettono nelle scelte politico-amministratovo dell’ente, di indubbia gravità, dimostrando una allarmante insensibilità verso l’esigenza di una corretta e trasparente azione che dissolva il sospetto di porsi al servizio di interessi di tipo criminale in ciò dimostrandosi oggettivamente collusiva.
Va detto, anzi, che pur dopo la conclusione dell’attività di accesso altri gravi episodi sono stati registrati come evidenziato dalla allegata nota del Corpo Forestale. Tali fatti non solo dimostrano come nessun effetto monitorio sia scaturito dall’eseguito accesso, ma che la macchina amministrativa comunale ha ripreso a funzionare secondo le stigmatizzate modalità elencate
E’ per questo che lo scrivente, nell’avanzare la proposta formale di scioglimento del consiglio comunale di Fondi per accertati elementi d’infiltrazione malavitosa, sentiti i rappresentanti delle Forze di Polizia nell’odierna Riunione Tecnica di Coordinamento, è in procinto di valutare, data l’oggettiva gravità del quadro, che reca in re ipsa ragioni di urgenza, la necessità di sospendere il consesso consiliare ai sensi dell’art. 143 e 5 del T.U.E.L.
La relazione della Commissione di accesso consta di n.507 pagine ed è integrata da n.9 faldoni di documenti allegati.
Alla presente nota si allegano altresì:
- Copia della nota del Comando Provinciale Carabinieri di Latina con la quale viene qui trasmesso fermo di indiziato di delitto emesso dalla D.D.A. di Roma l’11-2-2008 nei confronti di persone coinvolte negli accertamenti svolti dalla Commissione di accesso tra i quali Di Fazio Massimo Anastasio e Garruzzo Vincenzo;
- Copia della lettera del 3-12-2007 del Prefetto di Latina, concernente la questione della demolizione della struttura campeggistica «Il Gabbiano» indirizzata per conoscenza al Sindaco del comune di Fondi Luigi Parisella;
- Copia dei rapporti, rispettivamente datati 4 e 7 settembre 2008 prodotti dal Corpo Forestale dello Stato – Comando Provinciale di Latina, Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale – concernente episodi successivi alla conclusione delle attività di accesso;
- Copia del verbale dell’odierna riunione Tecnica di Coordinamento delle Forze di Polizia.
Il Prefetto (Frattasi)

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