Fondi alla ribalta, tra politica e affari

Nell’ultima settimana tre giornali nazionali si sono nuovamente occupati di Fondi. Ieri la Repubblica con l’articolo “Camorra a Fondi, ma il governo non scioglie” di Alberto Custodero. Sempre ieri anche L’Espresso con l’articolo “La mafia è servita” di Paolo Biondani, sull’influenza delle organizzazioni mafiose nel settore agroalimentare.
Sabato 16 maggio, invece, era stata la volta de il manifesto, con l’articolo “Fondi nera tra mala e politica” di Andrea Palladino, che non essendo reperibile in rete riportiamo integralmente qui:

CAMORRA
Fondi nera tra mala e politica
Un processo in dirittura d’arrivo, le minacce del senatore Fazzone: ho una bomba
Maroni vuole sciogliere il comune laziale, ma nel Pdl c’è chi si oppone
Andrea Palladino
ROMA
Sentire un senatore dichiarare di essere «come una bomba ad orologeria» fa una certa impressione. Si cerca di immaginare quanto potente possa essere l’esplosione, quante vittime possa fare e, soprattutto, cosa chieda il bombarolo per spegnere il timer. Claudio Fazzone, senatore del Pdl, membro della giunta per le autorizzazioni, un passato da presidente del consiglio regionale del Lazio con Storace (in tasca il titolo di consigliere più votato d’Italia) e, prima ancora, una carriera abbastanza anonima in polizia, non ha preso bene le parole del ministro dell’interno Maroni. Parlava della sua città natale, Fondi, dove, oltre alla villa e a qualche migliaio di voti, ha il cuore. «Adesso iniziamo a parlare noi, come una bomba ad orologeria», ha commentato giovedì, dopo aver sentito il ministro spiegare alla camera che il suo piccolo feudo politico va sciolto, perché condizionato da camorra e ‘ndrangheta.
Per mesi la commissione d’accesso nominata a fine febbraio 2008 dal prefetto di Latina Frattasi ha passato al setaccio ogni carta del comune del sud pontino. Appalti che puzzano, trasparenza inesistente, vicinanza con esponenti dei clan di origine calabrese e campana e – secondo alcune indagini dell’antimafia – interi pacchetti di voti che sembra siano stati controllati da gente troppo vicina ai casalesi e alle ‘ndrine. Maroni ha cercato di dare una seconda chance ai referenti politici locali del senatore, chiedendo di verificare meglio le accuse mosse dalla prefettura, mandando una seconda commissione. Ma il risultato è chiaro: il comune di Fondi va sciolto, ha detto alla camera, rispondendo all’interrogazione della deputata del Pd Sesa Amici. Uno scioglimento da fare subito, ha aggiunto, per essere più chiaro. Meno fretta ha il consiglio dei ministri, dove qualche ministro – e Maroni non ha voluto dire chi – ha chiesto di rivedere le carte per una terza volta rinviando ancora la chiusura della partita.
Fondi è solo una piccola parte della pericolosissima partita che si sta giocando nel sud del Lazio. In ballo c’è il controllo criminale della regione, con un tesoro ricchissimo fatto di lavori pubblici, turismo, agricoltura e edilizia. Ma è un gioco fondamentale, perché è l’esempio più lampante di vicinanza tra la criminalità organizzata e la politica del centrodestra che qui è padrona da epoca immemorabile.
Che nel sud del Lazio sia ormai radicato il controllo mafioso dell’economia lo raccontano i tanti processi che proprio in questi giorni stanno arrivando a conclusione. Il pubblico ministero della Dda di Roma De Martino sta affrontando con determinazione il clan affiliato ai casalesi dei Mendico, originari della zona tra Monte San Biagio e Minturno. Omicidi di imprenditori, armi da guerra nascoste nei casolari, estorsioni e, immancabile, tanta omertà. Un silenzio che continua oggi, ha ricordato il pm durante l’ultima udienza, visto che molti testimoni hanno avuto paura e si sono nascosti dietro tanti «non ricordo». E se la «bomba ad orologeria» di Fazzone è solo un espediente politico, la minaccia sui processi è palpabile, tanto da far spostare nell’aula buker di Rebibbia la prossima lettura della sentenza del processo Mendico. A Fondi, intanto, si susseguono in questi giorni molti attentati di origine dolosa – quattro solo nell’ultimo mese – contro imprenditori locali, tanto da convincere il questore di Latina a mandare una piccola task force in appoggio al commissariato locale, divenuto di frontiera. Una strategia criminale, come ha denunciato il coordinatore locale del Pd, dopo l’ultimo attentato incendiario che ha colpito l’azienda Eli spanair, che si occupa di movimento terra.
Cosa significhi infiltrazione mafiosa in un comune lo spiega bene l’inchiesta della Dda di Roma, che ha portato all’arresto di 4 persone per usura, accusate di contatti con camorristi e ‘ndranghetisti. Tante intercettazioni, decine di rapporti dei carabinieri che parlano di una amministrazione comunale che avrebbe spalancato le porte a soggetti poco raccomandabili. Come Armando Alderio – detto Bruce Lee – affiliato al clan Pianese, che stava cercando di ottenere un lavoro di copertura e la residenza a Fondi. Della pratica – secondo le accuse mosse dal prefetto Frattasi – si stavano occupando l’allora assessore Riccardo Izzi e il comandante della polizia municipale (cugino del sindaco di Fondi) Parisella. Alderio venne poi ucciso in un agguato e non se ne fece più nulla. Nessuno ha saputo spiegare perché per avere una nuova residenza fuori dalla Campania si fosse indirizzato proprio a Fondi. Per la commissione d’accesso il contatto con il camorrista non era casuale. «Le violazioni del principio di imparzialità, trasparenza e buon andamento» assumono per i funzionari del ministero dell’interno il carattere di «sistematicità». Un sistema arrivato ad un punto di non ritorno, dove le prossime elezioni regionali si potrebbero giocare anche con le carte truccate della malavita organizzata.

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